SISTEMA TRAMVIARIO OK MA SFRUTTIAMO LE POTENZIALITÀ

Sistema tramviario fiorentino

di Vincenzo Di Nardo

Il sistema tramviario fiorentino è stato ultimato da poco ed è già un patrimonio da valorizzare. Se riconosciamo questa evidenza, dobbiamo anche essere capaci di portare in fondo l’impresa sfruttando le enormi opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico.

La Linea 1 della tramvia, purtroppo, non è nata sotto i migliori auspici. Il progetto, infatti, è stato da una parte influenzato dalla rincorsa ai finanziamenti europei per la realizzazione delle “tramvie veloci” con sedi dedicate in via esclusiva al passaggio del tram e dall’altra, forse, dal contributo tecnico di Italfer, società del Gruppo Ferrovie leader nella progettazione del sistema ferroviario, ma poco informata sulla progettazione di quello tramviario. Se il numero dei passeggeri della Linea 1 va certamente ascritto tra i motivi di soddisfazione, a livello strutturale siamo difronte a un micro-treno, più che a una tramvia.

Le Linee 2 e 3 hanno subito di fatto la stessa sorte, scontando scelte progettuali concepite per agevolare la manutenzione delle tre linee.
Tram di Firenze Spa è stata costituita il 7 aprile 2005. Il contratto che ne è seguito con il Comune di Firenze ha avuto vita difficile. La giunta guidata dall’allora sindaco Leonardo Domenici l’ha tenuto nel cassetto per timore di qualche contestazione. E ha fatto da tappo anche la giunta Renzi, che voleva scongiurarne il passaggio da piazza del Duomo. I lavori, insomma, sono iniziati solo con la giunta Nardella, a cui riconosciamo coraggio di aver completato i lavori nel suo primo mandato.

Oggi, possiamo constatare l’efficacia della “cura del ferro” – come amo definire il processo per dotare Firenze di un sistema tramviario. Gli appartamenti che si affacciano lungo gli assi tramviari hanno acquisito valore. Bene, dunque, ma non benissimo, perché a livello tecnologico, dalla prima proposta si sono fatti passi avanti tali da imporre qualche ripensamento.
La mobilità elettrica non è più uno sfizio e anche i mezzi, dotati inizialmente di scarsa autonomia, sono diventati più performanti.
Tutti questi progetti devono poter entrare nel processo di progettazione della linea per Bagno a Ripoli e negli auspicabili interventi per inserire il centro di Firenze nel sistema tramviario.

Tutelare i monumenti non esime da scelte ad alto contenuto di innovazione. Gli esempi virtuosi a cui riferirsi sono tantissimi: Amsterdam, Bordeaux, Grenoble, Lisbona…
Evitiamo che il nostro centro storico diventi come quello di Venezia, piano solo di musei e palazzi con appartamenti signorili ai piani superiori e negozi di “cenci e vetri” al piano terra. Evitiamo la fuga della media borghesia dal cuore della città!
Per riuscire abbiamo solo una strada: creare i servizi necessari ai residenti e contrastare l’invasione indiscriminata dei non residenti, investendo sui parcheggi, sul controllo della sosta nel centro storico, su collegamenti al sistema tramviario capillari ed efficaci. La cura del ferro può e deve far bene anche al centro di Firenze.

La Nazione, giovedì 21 febbraio 2019